le foglie

Non importa cosa possono dire, anche se è l’una di notte, prendo la bici da corsa ed esco. C’è la luna piena, qualche nuvola chiara, non è troppo freddo.
Sulla pista ciclabile c’è un tappeto di foglie rosse che si perde a destra e a sinistra, nell’erba.
Nelle cuffie ho Half A World Away, come l’ultima volta. Te ne avevo parlato, stavamo seduti in quella piazzetta dopo aver mangiato la pizza dal cartone, e ti ho detto di esser passato proprio da lì, proprio la notte prima. And I didn’t think of you.
Il problema è che ricordo troppo.
Ricordo quando ho visto la pallina da tennis nel parcheggio, sono sceso dalla macchina e l’ho  raccolta. Ricordo di aver pensato assurdamente, mentre la raccoglievo, se per caso non fosse di qualcuno che ci stava giocando lì, in quel parcheggio, in quel momento, chissà, forse un gruppo di ragazzini. Ricordo di averla fatta rimbalzare contro il vetro dello sportello prima di entrare, e mentre rimbalzava, ricordo di aver pensato, irrazionalmente, se non avrebbe potuto rompersi il vetro. Ricordo di averti detto che dovevi accompagnarmi a casa, e tu che eri stanca hai sospirato. Ricordo di averti dato le istruzioni per tornare all’autostrada mentre guidavi. Ricordo, prima di scendere dalla macchina, di averti chiesto se volevi tu la pallina, mentre mi chiedevo, nella mia testa, se quella pallina sarebbe diventata una sorta di simbolo di quella serata. Ricordo di essermi girato verso di te dopo essere sceso, ed essere tornato dentro per aiutarti a prendere il portafoglio dalla borsa che stava dietro. Ricordo di essermi chiesto, mentre te lo prendevo, se ci avresti messo meno tempo da sola, perchè sapevo che avevi sonno.
Ricordo di essermi girato di nuovo alla fine, e averti visto andare via.
Mentre pedalo per tornare a casa, stanotte, a un certo punto metto giù il piede e lo striscio per terra. Tutte le foglie si accumulano sulla punta e poi scappano via. L’effetto visto dall’alto è bellissimo, rischio più volte di finire fuori strada. Alla fine mi giro a guardare, tra le foglie, la riga scura che ho lasciato.

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~ di lucaraffini su 10 novembre 2011.

2 Risposte to “le foglie”

  1. Ed è proprio quello sguardo della mente o degli occhi sul passato che ci rende l’oggi incantevole, perché ammantato dalla bellezza dei ricordi, ma pesante poiché incapace di emanciparsi dalla voglia di riavere ciò che forse abbiamo perduto.

    Bello questo post, scritto con cura e molto intenso.

    Un caro saluto,
    Paola

  2. Io non ricordo Half a Word Away, né del tuo giro in bicicletta, in effetti.
    Ricordo che in quella piazzetta le signore della chiesa ci vennero troppo vicino, e tu che cantavi – sarà stata quella sera, vero? – un motivetto che avrei dovuto indovinare, e poi il contorno dei tuoi occhi e il naso e i baffi – naturalmente li ricordo sempre, ma ricordo che quella sera ti guardavo, cioè ricordo l’immagine della tua faccia che ho visto quella sera mentre eri seduto su quella fontana con uno strano meccanismo per l’acqua, e ricordo che non potevo smettere di guardarti e che cercavo di voltarmi verso la strada perché tu non mi sgamassi gli occhi lucidi come al solito, che poi me li hai sgamati lo stesso, e ricordo che avevo il terrore che se avessi detto una sola parola in più sarei scoppiata a piangere per strada e insomma che vergogna, perciò ricordo che ho evitato di parlare e ho fatto in modo che andassimo via così tu saresti stato a spingermi dietro di me e non mi avresti visto gli occhi e io non avrei visto i tuoi e nemmeno le buffe espressioni che facevi per farmi ridere e che in realtà mi facevano solo commuovere di più,
    poi ecco ho come un vuoto e non ricordo cos’è stato dopo, fino al parcheggio, lì ricordo le tendine chiuse, e sì forse ricordo anche della pallina, di quando mi hai chiesto se la volevo e io ho pensato no, non posso riempire ancora di feticci la scatola che tengo nell’armadio, devo tenere a mente che è solo una pallina, una fottutissima pallina da tennis, non è lui,
    non è tenendo la pallina che avrei potuto tenerti con me.

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